Romanzo familiare è già una scelta: fondare una memoria. Nient’altro. Ma nel tempo lungo di dodici lustri la storia privata non può restare tale: urta la Storia, la attraversa, ne viene attraversata. Diviene così il racconto di un’epoca che concede e pretende, dalla quale si prende e dalla quale si è presi. Un tempo insieme favorevole e instabile, ricco di possibilità e carico di contraddizioni, che nei suoi punti estremi diventa pericoloso.
Romanzo familiare abita il crinale della saga intergenerazionale, ma rompe la forma del romanzo classico. Non guarda dall’alto. Risale dal basso. Pretende che lo spirito si accenda muovendo dalle zone più oscure. Non aristocratica, né borghese, tratta di un’emancipazione costruita nel lavoro e nel rischio, sul confine instabile della legalità . Avverte che ci sono passaggi che non prevedono ritorno. Avverte che il materialismo è una prospettiva angusta, ma necessaria alla critica. Avverte che il discrimine non è il denaro, ma l’etica. Su questa soglia, e solo su questa, può formarsi la difficile futura aristocrazia spirituale.




