Intervista al nuovo Gorgia

M – Da tempo volevamo intervistarla, finalmente. La prima domanda non può essere che questa: come mai, utilizzando le sue parole, ha deciso di passare «dal niente dei libri al nulla delle canzoni»?

G – Sono un fiore spontaneo, o forse un’erbaccia, lascio a voi dirlo. In quest’epoca tutto questo non vale gran che, non fa la differenza.

M – Cosa può fare la differenza?

G – Studiare.

M – Lei che studi ha fatto?

G – Nessuno. Ho studiato molto i testi sacri, ma non nel senso convenzionale. Ho studiato solo quel nulla che mi interessava. E l’ho fatto perché volevo avere qualcosa da dire senza essere superficiale.

M – Però un libro non fa la differenza, giusto?

G – Sì, ho scritto qualche libro, ma non importa. Suggerirei a un giovane di leggere soltanto autori morti, per evitare ogni sicofanzia. Il libro non è che questo: un modo per comunicare con i morti, molto più efficace di una seduta medianica.

M – Un libro può anche dare il successo… O no?

G – Oggi tutti scrivono, per la lussuria di mettere il proprio nome su una copertina. Personalmente, non credo che il mio esercizio sulla coscienza debba ambire a diventare un prodotto. Dobbiamo uscire dalla paranoia del capitalismo.

M – Come giustifica questa inattesa propensione per le canzoni? Dovremmo mettere in dubbio le affermazioni precedenti?

G – Non ho mai avuto intenzione di inseguire invano chimere di celebrità, figuriamoci adesso nel XXI secolo.

M – Però la canzone ha meno ostacoli di un libro… i contenuti passano più liberamente….

G – È per questo che i miei quattro trattati filosofici li ho fatti precipitare in una raccolta di canzoni.

M – A quale pubblico si rivolge?

G – Sono canzoni per tutti e per nessuno.

M – Faccio la stessa domanda in un altro modo. Se lei dovesse consigliare a qualcuno di ascoltare la sua musica, quale motivazione addurrebbe?

G – Non la consiglierei.

M – Se Gorgia dovesse descriversi, come si definirebbe?

M – Come un filosofo e un trovatore del nulla, cioè della vera esistenza che non giunge mai all’essere.

M – È molto filosofico in effetti… Tornando ai suoi libri, lei crede che quattro volumi da cinquecento pagine l’uno possano racchiudersi in 50 minuti di musica?

G – Non credo. Racconto.

M – Che differenza c’è tra narrare scrivendo e raccontare cantando?

G – È la stessa cosa in un altro modo. E restano due cose diverse. Il punto vero è che raccontare storie è importante. E certe storie più di altre. E che la canzone non si può arginare. Se passa, passa. E se non passa, passerà lo stesso.

ANNI ’20 / GORGIA / NUDE CANZONI / FONDAZIONE M / INDEPENDENT LABEL su #SoundCloud
https://soundcloud.app.goo.gl/ay9dA

Dalla raccolta Nude canzoni

English version: TWENTIES / FONDAZIONE M / INDEPENDENT LABEL #SoundCloud
https://soundcloud.app.goo.gl/NN8Yc

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