#nosanremix ’20s [2022]

Chi se ne frega del festival? Ma si, proprio perché non ce ne frega un pirulo, perché inibirsi con stupido snobismo e rinunciare a dare una sbirciata? Lo abbiamo fatto con occhio annoiato e pronto al disgusto – il kitsch del pubblico ludibrio – ma con concentrazione sufficiente a rilevare il dato principale.

Quale?

La completa dissociazione tra vita quotidiana (quella che dovrebbero fare i giovani che vedono questa pantomima come modello cui ispirare i propri comportamenti) e vita della gente dello spettacolo. Dissociazione che non è casuale ma è funzionale a promuovere alienazione.

Questo dato, sociologicamente, è allarmante. L’inevitabile emulazione che Sanremo produce sui giovani (e sui diversamente adolescenti) determina una cesura completa: in questo modo, si creano le condizioni per creare una gabbia che separa definitivamente gli sfigati lavoratori dagli amanti della bella vita.

Paillettes, omosexlatria, ostensione liturgica di tatuaggi, vestiti improponibili, unghie smaltate: nulla in contrario, s’intende. Ma non proponete niente di simile il primo maggio. Non ci si può presentare così a un colloquio per un lavoro normale.

Questa osservazione non è indolore, perché l’ alienazione sottrae l’arte alla gente, la pone in un recinto separato e inaccessibile alla “gente comune” ai peones da stipendio. Questo non soltanto è ingiusto, ma è fatto apposta, artatamente, è il risultato di una manipolazione scientifica ordinata.

Questa operazione sottrae all’arte il suo valore di patrimonio spirituale (come dicevano Hegel, Kant, Kandinsky) e la prostituisce fatalmente a mera performance (ciao brunetta!) di marchettari pronti a vendersi in nome e per conto del capitalismo edonista.

La canzone popolare non è nata come intrattenimento: la sua funzione storica è contestare il potere. La propaganda del capitalismo di questo nuovo medio evo lo sa e usa il concetto in chiave newspeak.

L’errata interpretazione di Orwell della soft dictatorship preconizzata da Huxley è il modello del potere contemporaneo, che ha definitivamente sottratto all’arte (e alla canzone, la più volatile e potente delle forme comunicative) il suo potenziale di critica anti establishment.

Ok, quel mondo è finito. Questo che appare oggi non è cominciato, né può cominciare: semplicemente perché è finto.

Alla fine, si può rispondere soltanto con un’altra ulteriore ennesima canzone: che pretende di aggredire lo spirito di questi anni ’20.

Ascolta ANNI ’20 / GORGIA / #SoundCloud
https://soundcloud.app.goo.gl/aChWY

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