Spiritualità e Religione

La differenza tra Spiritualità e Religione non si vede subito, perché i termini sembrano coincidere: ed è vero, ma solo in parte. La Spiritualità si estende a un dominio più ampio della Religione. Se quest’ultima fissa il suo argine con il dogma, oltre il quale non può andare, la Spiritualità abbraccia gli oceani del libero arbitrio.

Tanto la Religione che la Spiritualità chiedono di aprire la porta dello Spirito, ed è questa la parte in cui non c’è differenza. La Religione lo fa con prudenza, tentando di mettere al riparo l’adepto con l’artificio del dogma, un limite oltre il quale non si può andare. Sia chiaro: questo limite non è garanzia di certezza per l’anima.

Non tutti coloro i quali fanno la scelta religiosa sono capaci di rispettare questo limite, e ciò sia nel senso materiale, connesso alle debolezze umane della carne e del sangue, sia al senso spirituale, connesso all’eccesso di forza insito nel desiderio di conoscere.

La Religione lavora soprattutto con le debolezze umane: sono queste che permettono, sia pure senza rendere migliore l’individuo, di mantenere stabile la comunità, che è il vero fine della catena religiosa. Mòniti, paure, punizioni simboliche ed effettive sono il corollario di questo sistema.

La Spiritualità si misura invece con il desiderio di conoscere, che rifiuta il limite del dogma, giunge persino a disprezzarlo, e induce l’individuo ad avventurarsi per i tortuosi e scoscesi percorsi della coscienza, a suo rischio, fino a precipitare nelle oscure, abissali valli dell’inconscio.

Occorre avere rispetto per chi non osa valicare il confine del dogma, perché questo è posto a protezione dell’individuo, affinché non sia schiacciato dagli aspetti meravigliosi e terribili che possono aprire il destino tanto verso l’alto quanto verso il basso.

Ma va detto che anche la Religione non è un riparo sicuro, perché quel che conta sono i nostri pensieri e come siamo in grado di controllarli per trasformarli in comportamenti. Possiamo dunque soltanto avvertire coloro i quali non riescono a conformarsi al dogma per irrefrenabile desiderio di varcare le frontiere della Conoscenza.

Per varcare questa soglia, nel passato si configuravano sostanzialmente due metodi: da una parte, la magia popolare; dall’altra, le configurazioni iniziatiche. Con la modernità, a queste due linee se ne affianca una nuova e più scientifica, la psicoanalisi nelle sue varie correnti.

La psicoanalisi, in effetti, proietta luce scientifica anche sulle tradizioni iniziatiche e sulla magia popolare, rivelando i loro contenuti per quelli che sono: strumenti di suggestione e autosuggestione che permettono di penetrare gli oscuri labirinti dell’inconscio.

A ben vedere, scopriremo infatti che la discesa è frenata da elementi dottrinali che sono duri a cedere: nella magia popolare, ad esempio, spesso tutto il sistema si risolve in una sorta di specchio deformante che proietta la medesima immagine del credo religioso, sia pure distorta; nelle catene iniziatiche il dogma si ripropone ad oltranza, grado per grado, senza mai dare la sensazione di avere accesso a una vera Conoscenza.

Si può avere accesso a una Conoscenza diretta, cioè Mistica, da soli. Ma questa esperienza resta instabile e fugace. L’unica via per consolidarla è stabilirla in continuità con un Maestro che abbia a sua volta una continuità tradizionale. Si tratta, in altre parole, di stabilire una relazione con una Via Astrale, che il tema di cui ci siamo occupati con precedenti articoli.

Chi vuole forgiare a sé stesso gli strumenti per l’accesso alla Conoscenza Diretta deve quindi agire ritualmente. Questo si può fare con la meditazione intesa come osservazione neutra dei pensieri o con un rito inteso come somma di gesti e azioni non strumentali. Questo agire-non-agire / pensare-non-pensare è consacrato a un tempo che non è terreno e permettono all’adepto di uscire dall’ordinario.

In questa sede, al fine di chiarire i presupposti di qualsiasi azione rituale o meditazione, riportiamo le quindici regole dal Trattato del Fuoco Cosmico:

REGOLA NUMERO UNO

L’Angelo Solare si raccoglie, non disperde la sua forza, ma in profonda meditazione comunica con il suo riflesso.

REGOLA NUMERO DUE

Quando l’ombra ha risposto, nella meditazione profonda il lavoro prosegue. La luce inferiore è proiettata verso l’alto; la luce maggiore illumina i tre, e il lavoro prosegue.

REGOLA NUMERO TRE

L’energia circola, il punto di luce, prodotto dal lavoro dei quattro, aumenta e cresce. Le miriadi si raccolgono attorno al suo ardente calore fintanto che la luce non recede. Il suo fuoco impallidisce. Viene allora emesso il secondo suono.

REGOLA NUMERO QUATTRO

Suono, luce, vibrazione e forma si uniscono e fondono, e uno è il lavoro. Esso procede secondo la legge e nulla può impedirne il progresso. L’uomo respira profondamente. Concentra le sue forze ed emana, dirigendola, la forma pensiero.

REGOLA NUMERO CINQUE

Tre cose impegnano l’Angelo Solare prima che l’involucro creato discenda: la condizione delle acque, l’immunità di colui che così crea, la contemplazione stabile. Così cuore, gola, occhio sono uniti nel triplice servizio.

REGOLA NUMERO SEI

I deva dei quattro inferiori sentono la forza quando l’occhio si apre; essi sono espulsi e perdono il loro maestro.

REGOLA NUMERO SETTE

Sul piano dove il potere vitale deve essere cercato, la dualità delle forze appare; i due sentieri si aprono di fronte all’Angelo Solare; i poli vibrano. Colui che medita deve fare la sua scelta.

REGOLA NUMERO OTTO

Gli Agnisurya rispondono al suono. Le acque si alzano ed abbassano. Si guardi il mago dall’annegare nel punto in cui terra e acqua si uniscono. Quel punto intermedio, né secco né umido, deve provvedere il posto dove poggiare i suoi piedi. Quando acqua, terra e aria si uniscono, c’è la condizione perché l’opera magica possa compiersi.

REGOLA NUMERO NOVE

Segue la condensazione. Fuoco e acqua s’incontrano. La forma si gonfia e cresce. Che il 9 mago ponga la forma sul giusto sentiero.

REGOLA NUMERO DIECI

Via via che le acque bagnano la forma creata, esse vengono assorbite e usate. La forma cresce in forza; continui il mago così finché il lavoro sia sufficiente. Cessi allora l’opera dei costruttori esterni e subentri il ciclo dei lavoratori interiori.

REGOLA NUMERO UNDICI

Tre cose deve compiere ora colui che applica la legge. Primo, trovare la formula che mantenga le vite entro la sfera delimitata. Secondo, pronunciare le parole che indicheranno loro il da farsi e il luogo dove deve essere diretto quanto è stato fatto. Terzo, pronunciare la frase mistica che lo salvaguarderà dal loro operare.

REGOLA NUMERO DODICI

La rete pulsa. Si contrae e si espande. Che il mago si ponga nel punto di mezzo e liberi così i “prigionieri del pianeta” la cui nota corrisponde ed è correttamente intonata a ciò che deve essere compiuto.

REGOLA NUMERO TREDICI

Il mago deve riconoscere i quattro, notare nel suo lavoro la sfumatura color viola che essi mostrano e così costruire l’ombra. Fatto questo, l’ombra si riveste e i quattro divengono i sette.

REGOLA NUMERO QUATTORDICI

Il suono cresce. L’ora del pericolo per l’anima coraggiosa si avvicina. Le acque non hanno nuociuto al creatore bianco e nulla potrebbe annegarlo e nemmeno bagnarlo. Ora il pericolo del fuoco e della fiamma minaccia e, vagamente, si scorge il fumo che si leva. Dopo il ciclo di pace faccia egli di nuovo appello all’Angelo Solare.

REGOLA NUMERO QUINDICI

I fuochi si avvicinano all’ombra, ma non la bruciano. L’involucro di fuoco è completato. Che il mago intoni le parole che fondono fuoco e acqua.

Avalokiteshvara Cenrezig

Avalokiteśvara (in tibetano: Chenrezig) è il protettore del Tibet. Il re Songtsen Gam-po è considerato sua emanazione, così il Dalai Lama. Avalokiteśvara è il bodhisattva che agisce per l’apertura del Sentiero agli esseri senzienti nel periodo compreso tra il parinirvāṇa del Buddha Sakyamuni e l’avvento del Buddha Maitreya.

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