La Quarta Teoria Politica

Verrebbe da pensare al Quarto Stato, celebre quadro di Pelizza da Volpedo, che raffigura l’inarrestabile avanzata dei ceti subalterni, sicuri del Sol dell’Avvenire e di un luminoso progresso. Tanto più se si pensa che l’autore di questa tesi politica è un uomo che viene dalla Russia, dal luogo da dove, all’inizio del secolo scorso, giunse in Europa il vento dell’Internazionale dei Lavoratori, che tanto spaventò i ricchi possidenti delle fabbriche e dei capitali.

E invece è qualcosa di diverso. L’autore di questa “Quarta Teoria Politica” non vede l’emancipazione delle classi subalterne come obiettivo. La sua attenzione è focalizzata su qualcos’altro, che prende origine dal pensiero di Herman Wirth, la “Tradizione Primordiale” dell’Iperborea. Innesti da opere di Réné Guénon e di Julius Evola completano il quadro già piuttosto complesso per chi non è avvezzo al genere. Ma non si tratta di speculazioni metafisiche, perché l’obiettivo è intervenire in termini di geopolitica.

Come Putin di cui è intimo consigliere, Aleksandr Dugin viene da tradizioni militari: il padre era un ufficiale dei servizi segreti sovietici. Al centro della riflessione torna l’idea di impero: se il mondo occidentale liberal-capitalistico rappresenta la hybris, “la forma essenziale del titanismo” che osteggia il Cielo, allora il Cielo non potrà non reagire e sostituirà questo impero malato con un nuovo e migliore. Ed è chiaro che allude all’unificazione di tutti i popoli di lingua russa  delle repubbliche ex-sovietiche.

Foreign Policy lo definisce “il cervello di Putin”, il Sole24Ore il “Rasputin di Putin”: Dugin ha conquistato un posto centrale nell’elaborazione delle strategie politiche della Russia. Per comprendere al meglio la sua tesi, la miglior via è leggere la presentazione che lui stesso fa della sua teoria, di cui proponiamo qui una sintesi con paragrafi da noi definiti e testo dell’autore.

1. Definizione di Ordine e Monarchia

Il modo più facile per capire cos’è la Quarta Teoria Politica è quello di concentrarsi attentamente sul seguente insieme di immagini. Il suo simbolo indica il numero 4 e il segno di Giove, il pianeta dell’Ordine e della Monarchia. È un simbolo Indo-Europeo patriarcale del Dio del Cielo — Dyaus, Zeus, Deus.

2. Le tre politiche del passato

Le tre principali teorie politiche – liberalismo, comunismo e nazionalismo, conosciuto anche come “fascismo” – appartengono (…) alla Modernità. Essendo in mezzo, la posizione del liberalismo è centrale in senso filosofico. È il punto che definisce dove è la sinistra e dove è la destra.

Queste tre teorie politiche diverse versioni del soggetto cartesiano identificandolo:

·       con l’individuo (prima teoria politica — liberalismo),

·       con la classe (seconda teoria politica — comunismo / socialismo),

·       con la nazione/razza (terza teoria politica — nazionalismo, fascismo, nazismo).

3. La vittoria del liberalismo

Il liberalismo è diventato il Pensée Unique su scala mondiale. Dal 1989, con la caduta del muro di Berlino siamo entrati nel contesto dell’Impero Liberale planetario. 

Possiamo accettare tale status quo (come fanno le élite politiche globali e le masse convinte e mentalmente controllate da loro) o sfidarlo. Ma il problema è che non possiamo più opporre socialismo o nazionalismo —  entrambe le teorie sono strumentalizzate dai liberali. Quindi siamo in una sorta di trappola. Il dominio assoluto del liberalismo non ci permette di avere alcuna seria alternativa.

4. La fine della Modernità

La Fine della Storia di F. Fukuyama, è in realtà la Fine della Modernità. E dunque l’inizio della Post-Modernità. La Post-Modernità non è l’alternativa alla Modernità. È la sua massima fase, il suo culmine. 

Chi è in cerca dell’alternativa, non dovrebbe essere più ipnotizzato dalla Modernità o sedotto dal suo perverso sviluppo post-moderno: la Post-Modernità è essenzialmente liberale, è il liberalismo che definisce le condizioni della Post-Modernità. La riscoperta della Pre-Modernità è l’unico passo logico. Qui ci incontriamo con la filosofia tradizionalista e la critica del Mondo Moderno come concetto.

Pre-Modernità non va intesa come passato, ma come struttura a-temporale di principi e di valori che appartengono a un diverso Universo filosofico (dove esistono l’Eternità, il Dio o gli dèi, angeli, anime, il diavolo, la fine del tempo e la risurrezione dei morti).

5. La pre-modernità non coincide con il passato perché è un’ontologia

Il concetto di passato (come qualcosa che non è più) con connotazione negativa è essenzialmente un concetto moderno a sua volta basato sulla negazione della dimensione dell’Eternità e dell’assolutizzazione del tempo (divenire).

La Pre-Modernità non è il passato. La Pre-Modernità è la società, la cultura, la Weltanschauung e il sistema politico costruito sul fondamentale credo nell’Eternità. La Modernità nega questo — da qui la sua epistemologia crono-centrica.

6. Destrutturare l’individuo

Il liberalismo non accetta istituzionalmente nessuna forma di ontologia e antropologia non-individuale. Dobbiamo ricorrere al concetto del Dasein di Heidegger. Quando il concetto di essere umano è obbligatoriamente falso e la cultura liberale totalitaria divide la figura umana sempre più, privandola di qualsiasi ordine o unità nonché di ogni identità collettiva (oltre che di qualsiasi identità) Dasein, tuttavia, è qui, è sempre qui.

Il ritorno alla Tradizione e all’Eternità non può essere realizzato né con l’individuo né con la classe o la nazione. Il Dasein è la radice ontologica dell’essere umano, il nucleo dell’Essere. Il Dasein può essere posto nella direzione di funzionamento errata, ma è comunque presente.

7. Neo-esistenzialismo

La Quarta Teoria Politica è esistenziale. E partendo dal Dasein possiamo fare un salto escatologico alla Tradizione. Tradizionalismo significa essere esistenziale, altrimenti non sarà che un simulacro in più.

(Nota – fonte: eurasia rivista): Durante la conferenza tenutasi a Teheran nel 2005, sul tema “Heidegger e il futuro della filosofia in Oriente e in Occidente”, il prof. Shahram Pazouki stabilì un confronto tra il filosofo e mistico persiano medievale Sohrawardi (lo Shaykh al-Ishraq – colui che sviluppò il concetto di Oriente interiore, simbolo della luce della sapienza in opposizione all’oblio occidentale, luogo delle tenebre della materia) e il filosofo tedesco, indicando la gnosi islamica e la filosofia di Heidegger come i mezzi ideali per la comunicazione spirituale tra l’Asia e l’Europa. L’esito politico fu la chiara comprensione che per i russi è più facile l’alleanza con i popoli asiatici e di religione non cristiana per il semplice fatto che tra di essi non è ancora irrimediabilmente penetrato il moderno spirito europeo.

Riguardo al rapporto tra Islam e Quarta Teoria Politica i problemi di natura teorica sono facilmente superabili. Sono questioni che si collocano essenzialmente nella sfera del Soggetto, sul concetto di reversibilità del tempo e sulla localizzazione spazio-temporale dell’Ereignis-Evento inteso come “nuovo apparire divino”: ovvero il passaggio nell’ambito di una nuova dedizione dell’Essere attraverso la quale risplenderà ciò che realmente è. Dugin, a più riprese, ha riaffermato il valore dell’Islam come bastione della Tradizione e la necessità di una “nuova alleanza” (novyj sojuz) tra Ortodossia e Islam, riprendendo il filosofo musulmano russo, di  origine azera, Gejdar Dzemal (già leader del Partito della Rinascita Islamica e studioso di René Guénon e Julius Evola), che scorgeva nell’alleanza tra Ortodossia ed Islam un potente fattore di opposizione all’imperialismo economico ed all’egemonia culturale nordamericana.

Shaikh Imran Hosein, sulla base dei primi versi della sura coranica Ar-Rum ha dimostrato la vicinanza del Profeta Muhammad alla cristianità bizantina nello scontro che questa si trovava ad affrontare contro l’Impero persiano sasanide. La cristianità orientale, nell’ottica dello Shaikh, al contrario di quella occidentale, non si è macchiata del tradimento che ha portato alla creazione dell’entità sionista nel cuore del Levante e dunque all’occupazione di Gerusalemme da parte dei “nuovi crociati”, le malvagie genti di Gog e Magog controllate dai sionisti europei.

Non è da sottovalutare il fatto che la gnosi ismaelita conferisca all’Imam il titolo di Melchisedek, affondando così radici nell’idea di una religione profetica universale. E proprio l’ideologia ghibellina, nel contesto dello scontro medievale con il papato, rivendicava la sua appartenenza alla tradizione regale di Melchisedek, il cui sacerdozio è superiore rispetto a quello di Levi (e cioè di Israele: questo significa anche che l’Islam sciita conserva una purezza nella pretesa al trono di Gerusalemme che deriva da un più antico lignaggio, che viene da Abramo).

Fatta esperienza dell’idea di reversibilità e rigenerazione del tempo, il Dasein, in quanto Soggetto, può predisporre il terreno per la riappropriazione del sacro.

8. Ultima immagine

E’ concretamente politica, configura alleati e nemici. Il nemico è il liberalismo, che ha al suo nucleo antifascismo e anticomunismo. Gli alleati potenziali sono comunisti e nazionalisti, che vanno assorbiti nella nuova forma di un comunismo fascista escatologico che prepari la via al ritorno del tradizionalismo.

Aleksandr Dugin (fonte: Madre Russia)

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