Adelphi e Martinisti

E’ soprattutto il libro in olandese “Geschiedenis von de occulte en mystieke broeder schappen” di Marcel Roggemans a costituire fonte per la partenza di questa interessante ricostruzione della fase mistica del Sol dell’Avvenire: che ha il suo momento chiave nel 1824, quando Charles Nodier diviene direttore della famosa biblioteca di Parigi l’Arsenal. Tra le sue frequentazioni più assidue, Elifas Levi, che qui poté lavorare sui manoscritti di Abraham l’ebreo, ed altri trattati tra cui l’Enchiridion.

Sin qui la traccia, che lega Nodier a Elifas. Proseguiamo attraverso quest’utlimo; torneremo a Nodier nel finale.

Come spesso accadeva nel passato a quanti tra i popolani volessero ottenere istruzione, prima di assumere il nome di Elifas Levi, Alphonse Louis Constant era entrato tra i Domenicani. Come Giordano Bruno, lasciò presto il seminario e iniziò una fervente attività filosofica e politica. Sposò Noémi Cadiot, che successivamente divenne scultrice e pittrice con lo pseudonimo di Claude Vignon; entrò in contatto con una frangia socialista della Massoneria Francese; entrò in contatto con il grande occultista polacco Hoene Wronski, che lo introdusse ai circoli Martinisti più riservati dell’epoca e ad amicizie con molti noti intellettuali polacchi.

In Inghilterra entrò in relazione con Edward Bulwer-Lytton, membro onorario della Societas Rosacrociana in Anglia. In Italia ebbe contatti a Napoli con Don Antonio Marino e con il Barone Nicolò Spedalieri, in una cerchia che raccoglieva esponenti del Martinismo, della Massoneria Egizia e del pensiero esoterico delle Due Sicilie.

A differenza di quanti sostengono la centralità di Papus nel riavvio del Martinismo, le tracce relative a Eliphas Levi sembrano invece spingere in direzione diversa, permettendo l’incontro con altre derivazioni del Martinismo, specialmente in chiave giacobina e antinapoleonica. Charles Nodier, che a Elifas Levi aveva aperto le porte della biblioteca dell’Arsenal, era stato uno dei creatori della società segreta denominata i “Filadelfi”. 

Esaminando le relazioni, anche quella degli “Adelfi” (dal greco per “fratello”) fu una società segreta costituita da Luigi Angeloni, La Fayette ed altri, con carattere rivoluzionario e giacobineggiante, in parallelo alla massoneria ufficiale. Adelfi e Filadelfi finirono con il fondersi nella setta dell'”Adelfia”, poi assorbita dalla setta dei “Sublimi Maestri Perfetti” a capo della quale era Filippo Buonarroti e François-Noel Babeuf detto Gracco, i principali artefici dell’episodio anarchico della “Comune di Parigi”.

Le affermazioni sulla preesistenza del Martinismo ottocentesco rispetto a Papus vanno ricercate nel collegamento con la Carboneria e nella sottoposizione di questa alla direzione dell’Ordine massonico di Misraim-Memphis. E’ evidente che questa componente risulta molto più “illuministica” rispetto alla confusione che Papus, dopo un promettente avvio, finisce con l’introdurre sulla natura dell’Ordine, fino a flettere verso un misticismo cristianeggiante che è la versione oggi più diffusa del Martinismo, che ha posto nell’oblio il lavoro di sottrazione alla superstizione svolto da Elifas Levi sulla magia e, soprattutto, le sue originarie intenzioni socialiste di portare contributo alla causa dell’emancipazione e dell’affrancamento delle classi sociali subalterne.

Charles Nodier
direttore della biblioteca de l’Arsenal
fonte immagine: wikipedia

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