Hegel, Marx e l’irrazionale


C’era una volta il socialismo magico del Sol dell’Avvenire. Poi venne Marx, con il suo Hegel materialista, e lo gettò in fondo al mare. Ma Hegel, nella “Scienza della Logica” aveva detto “bisogna mettere in capo a tutto il racconto dell’eden”…

Abdicare all’irrazionale è stato l’imperdonabile errore del pensiero progressista.

Da quando il pensiero di Marx prese il sopravvento sull’Internazionale dei Lavoratori, e cioè già dal primo congresso a Ginevra del 1866, tutto il mondo si è trovato irretito nella trappola angusta del materialismo…

Le questioni fondamentali sono due:

  • la prima, legata alla domanda se la posizione necessariamente materialista delle componenti politiche di rappresentanza dei lavoratori sia stata una scelta o una volontà imposta;
  • la seconda, se tutta la componente letteraria del “naturalismo” e del “verismo” nell’Ottocento, e poi del “realismo” e del “neo-realismo”, con le sbiadite posizioni del “realismo magico” (paragonabile alla metafisica degli oggetti, ad esempio, della pittura di Morandi) non siano state frutto di una scelta voluta, mirata, costruita, artefatta.

Roberto Calasso ha scritto diversi libri degni di nota, ma possiamo considerare il suo “meta-libro”, L’impronta dell’editore, forse anche il meno noto, estremamente importante per chiarire il punto. Ricordando gli esordi dell’avventura con Adelphi a fianco di Roberto Bazlen, non esita a dichiarare: “In Italia dominava ancora una cultura dove l’epiteto ‘irrazionale’ implicava la più severa condanna“.

E aggiunge: “Sotto l’etichetta di quell’incongrua parola, disutile al pensiero, si trovava di tutto. E si trovava anche una vasta parte dell’essenziale. Che spesso non aveva accesso all’editoria italiana, anche e soprattutto per via di quel marchio infamante. In letteratura l’irrazionale amava congiungersi con il decadente, altro termine di deprecazione senza appello“.

Dovremo, a onor del vero, issare la bandiera di Atanor, etichetta editoriale sotto il cui vessillo “Salute a voi banditori” è rimasta custodita la parte oscura della luna ma che, nel panorama dell’editoria italica, è rimasta artatamente relegata alla sua vocazione di nicchia esoterica.

Per il resto, possiamo condividere ampiamente i giudizi che Calasso riserva a Mondadori e a Einaudi come custodi dell’ortodossia razionalista e neo-realista. Così come saremo d’accordo nel ritenere che il tappo è saltato soltanto con il progredire della integrazione della rete internet, a partire dalla digitalizzazione delle tavole sumere cuneiformi di cui Calasso riferisce nel richiamato saggio (e che noi, come Fondazione M, abbiamo ripubblicato in e-book [Enuma Elish], unitamente a uno studio introduttivo che ne permette la comprensione anche ai non specialisti).

Quel che si vuol dire, proprio in quanto Fondazione M, è che vediamo il Sol dell’Avvenire risorgere proprio dai nostri schermi internet anche se, in una prospettiva di moderno traviamento dei significati, siamo talmente annichiliti dall’eccesso di significati che ogni parola riceve, da non essere più capaci di accorgerci delle opportunità che possono derivare da questo mondo integrato via web.

Come Fondazione M, non possiamo pretendere nobili natali in una villa a Bracciano; piuttosto, il nostro fluido erompe da un fiume di fuoco sotterraneo: mancano i legami con i grandi intellettuali del nostro tempo, e forse sbagliando tendiamo a un messaggio in bottiglia destinato, come avrebbe detto e sperato Pasolini, in opposizione alla nuova preistoria della sua epoca, agli intellettuali disorganici della nostra epoca: uomini e donne di pensiero che non appartengono, per sorte più che per scelta, agli establishment della cultura ufficiale.

Ci rivolgiamo pertanto, con il nostro carico di irrazionale, a tutte quelle persone che hanno beneficiato della possibilità aumentata di leggere, di istruirsi, di capire e che, per questo, comprendono oggi il realismo come trappola angusta che irretisce gli spiriti ribelli in una trappola insopportabile a chi vuol fare della propria esistenza una freccia che percorre il tempo come percorso di emancipazione della propria anima: e questo non si può fare se non attraverso il conoscere.

Pur piccoli e insignificanti come siamo, ci accorgiamo di avere già un certo numero di detrattori – perché il pensiero libero, quando non può essere soppresso, trova sempre e comunque detrattori – circostanza che aumenta e fortifica la nostra consapevolezza di essere necessari (nel senso che attribuiva Kandinskij a questo termine nel suo Lo Spirituale nell’Arte).

Da qui la nostra linea semplice, popolare, ma anche elitaria, di conquista del sapere e di sovversione attraverso il conoscere.

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