Piramidi sull’Etna

Ziggurat Etnea

Si parla di questo genere di costruzioni, quando si dice “piramidi” o “ziggurat” dell’Etna. E si disputa in proposito. Non solo sul piano delle datazioni, ma anche con le ruspe.

Secondo  l’archeologa Antoine Gigal (www.gigalresearch.com) queste strutture risalgono a tremila anni fa, e costituivano una cintura intorno all’Etna, collegata da funzioni di culto.

Sono in tutto simili al culto primitivo dei Sumeri, diffuso in tutto il Mediterraneo e con evidente assonanze con il sito di Ggantija a Gozo, Malta.

La Gigal ne ha censito circa quaranta, sviluppando affascinanti ipotesi circa le origini, che vengono connesse agli Shekelesh, un popolo di cui si trova menzione negli archivi del faraone Meneptah (1200 a.C.) e che avrebbe origini molto più remote.

Contro questa poetica ipotesi, la più prosastica versione di Fabrizio Meli, biologo e consulente del paesaggio, secondo il quale queste costruzioni altro non sarebbero che le “turrette” realizzate con materiali di risulta delle le opere di “spietramento” dei campi da coltivare tra il ‘600 e il ‘700.

In effetti, risulta difficile immaginare un lavoro artistico e architettonico che derivi da “materiale di risulta” e che, oltretutto, sia realizzato in forma analoga da proprietari diversi e relativamente distanti.

L’Associazione Free Green Sicilia – S.O.S. Beni Culturali  avanza un’ipotesi che lascia intendere che questa interpretazione riduttiva sia funzionale alle operazioni edilizie contemporanee, che hanno condotto all’abbattimento di alcune di queste piramidi per far posto a quartieri residenziali.

Tutto questo dice molto sul senso del sacro nel mondo contemporaneo e sulla decadenza della nostra civiltà.

In una dichiarazione rilasciata a Balarm (www.balarm.it), Alfio Lisi, portavoce di Free Green Sicilia, afferma: «Se le autorità preposte non intervengono subito per vincolare e salvare le piramidi, rischiano tutte di esser rase al suolo. Da oltre dieci anni abbiamo lanciato a più riprese un appello pubblico e formale per il riconoscimento e la salvaguardia delle piramidi a gradoni dell’Etna, ma tale appello è stato apertamente e colpevolmente ignorato dalle Istituzioni che si dovrebbero occupare della protezione dei beni culturali».

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