Cittàinsieme su massoneria e affari

Riceviamo da CittàInsieme il loro articolo, che riportiamo in corsivo. Troviamo che il contenuto induce una necessaria riflessione sul ruolo delle organizzazioni che dovrebbero inseguire la luce della conoscenza e che, invece, troppo spesso si prestano a svolgere ruoli di concatenazione sociale riservata, per fini che non sempre si manifestano conformi agli statuti e ai principi. Il tema è molto ampio, e bisogna prendere atto che l’eroismo massonico e il contributo alla modernità impresso dagli ordini illuministici del Settecento ed Ottocento appaiono oggi come specchi per le allodole. Allodole che, tra cene sociali, presentazioni di libri e quote di capitazione, finiscono per confluire in sistemi che hanno scopi politicamente reazionari e socialmente al limite della legalità e talora, se questo è il caso, finiscono oltre i confini delle regole auree. L’opinione dell’Elzeviro è che 1) le organizzazioni che inseguono la luce della conoscenza sono sempre esistite ed esistono ancora, anche all’interno della Chiesa; 2) non è accettabile che queste perseguano altri fini rispetto a quelli previsti nei loro Statuti; 3) la libertà di associazione è un intangibile fondamento costituzionale; 4) vanno perseguiti coloro i quali deviano dalle norme di legge e dagli statuti, ed è un’aggravante il fregiarsi di titoli dell’antimafia. Il caso Helg denota quanto poco ciò sia in luce. 5) In ogni caso, uno stato di diritto deve essere garantista, anche se questo non dovrebbe significare che, tra formalismi e azzeccagarbugli, il danaro possa creare l’assenza della pena per i ricchi, tra prescrizioni e favoreggiamenti.Questo il contributo di Cittàinsieme:

È recente la notizia dell’arresto dell’imprenditore catanese Corrado Labisi, proprietario della clinica privata Lucia Mangano, per associazione a delinquere. Pare che il Labisi abbia utilizzato dei fondi regionali dedicati per l’assistenza a malati e disabili per scopi personali. L’aspetto più inquietante della vicenda è l’amichevole confidenza esistente tra Labisi, massone ed ex Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia del Sud, uomini affiliati a cosche mafiose e, addirittura, uomini appartenenti alle istituzioni. Un’amicizia, o sarebbe meglio dire fratellanza, così stretta che lo stesso Labisi non ha remore nel confessare ad un uomo del ministero della Difesa, legato ai servizi segreti, l’esigenza impellente di fare saltare la testa ai magistrati che stanno indagando sul suo conto. Ma non è finita qui. Secondo le notizie di stampa sull’inchiesta giudiziaria, parrebbe che questo noto filantropo dissimulasse i suoi loschi affari attraverso attività di grande impegno civile. Infatti era presidente di un’associazione antimafia e tramite essa distribuiva premi e riconoscimenti a chi, secondo lui, si era distinto per la lotta al crimine organizzato.

Purtroppo ci rendiamo conto, ancora una volta, che nulla è ciò che realmente sembra e che i sordidi intrecci tra mafia e massoneria vanno ben oltre a quelli scoperti dagli investigatori in questa inchiesta. Sono legami pericolosi perché ci rendono consapevoli dell’esistenza di un impenetrabile mondo di mezzo dove il confine tra bene e male si perde e dove il funzionario pubblico, il politico, l’imprenditore e il mafioso condividono gli stessi interessi i quali, chiaramente, non corrispondono a quelli dei cittadini. Sebbene ora sempre più storici stiano ammettendo il ruolo fondamentale svolto dalla massoneria in diversi tragici eventi della nostra storia più recente, ancora manca una verità giudiziaria.

Per questo vogliamo sentitamente ringraziare il Procuratore capo Carmelo Zuccaro e i magistrati Sebastiano Ardita e Fabio Regolo della Procura della Repubblica di Catania per l’egregio lavoro svolto e li preghiamo di andare avanti fino in fondo. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per arrivare a quelle menti raffinatissime, come li definiva Falcone, che utilizzano Cosa Nostra come mezzo per provocare la morte culturale, economica e sociale della Sicilia e del nostro Paese.

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