Dharma, Karma, tradizionalismo e progresso dello Spirito

Partiamo dalle cronache di oggi, con singolari citazioni dalla letteratura della destra tradizionalista: “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

Parole lette incespicando – come studenti che non sappiano a memoria la poesiola – da politici di scena sulla pubblica piazza: pare che il suggeritore sia stato tale Bannon, che taluni dicono referente USA per le politiche di smantellamento EU attraverso focolai populisti, in corrispondenza con Dugin che dicon faccia lo stesso in conto RU.

Letterariamente, il riferimento è a GK Chesterton, che utilizza il concetto di eresia per rovesciarne il contenuto e renderlo fedele e osservante rispetto alla più tenace ortodossia. Leggiamo un brano di approfondimento: “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli.”

In termini politici, si annuncia la battaglia per riaffermare il dominio del più forte, il dominio di chi comanda, senza eccezione, senza possibilità che non sia quella di servire il padrone.

Se questa è l’epoca, allora bisognerà coltivare una nuova idea di perfettibilismo, una nuova idea da diffondere clandestinamente per indicare alle persone che sanno ancora distinguersi dai cani in cerca di padrone, per indicare a chi sente nel suo cuore uno spirito di libertà, che si può trovare in sé la chiave per non dover obbedire a nessun uomo.

Questa chiave consiste nel servire lo spirito: ma non è adatta a tutti; non tutti sono pronti ad accettare la propria libertà. La massa preferirà sempre accodarsi ad un padrone, a fare di ciascuno un fiero difensore del potere dei padroni.

Soltanto pochi potranno concepire un senso del dovere così alto da non aver bisogno di nessuno che debba dir loro cosa fare. E’ questo il senso che ritroviamo ne “I Doveri dell’Uomo” di Mazzini e che nel mondo contemporaneo può esser compreso solo se sostituiamo la parola “Doveri” con il suo equivalente metafisico, che è “Dharma”.

Dharma è l’adempimento del dovere; la condotta che può cambiare la confusione che viene dagli accadimenti apparentemente scomposti e casuali della vita e ricomporla in un quadro spirituale unitario di reintegrazione dell’anima.

Mazzini credette sempre che istruzione ed educazione avrebbero potuto aprire la porta dello spirito negli uomini e nelle donne di buona volontà. Conosceva il concetto di Dharma per i suoi contatti con metafisici come Yarjer e la Blavatsky. Sapeva che non poteva parlare di questi temi alle anime semplici e pure si rivolgeva a loro come soggetti dell’idea di progresso: che consiste e sempre consisterà nell’indurre le persone a un grado di consapevolezza tale da non più avere bisogno di un capo, di essere consapevoli del proprio dovere e di eseguirlo con abnegazione, di essere artefici del proprio Dharma.

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