Satori dell’Equinozio d’Autunno

“Il mondo gira ed io non ho ancora raggiunto la pienezza” – disse Sensei a Yoka Daishi*.

“Pieno e vuoto si alternano come gli equinozi d’autunno e di primavera. Anche la pienezza è una condizione parziale, e dalla pienezza spesso occorre liberarsi. Nel vuoto c’è invece il potenziale di chi può raccogliere. Questa è la vendemmia”.

“Le parole sono semplice sapere, che ostruisce la comprensione” replicò Sensei, per contraddire il Maestro.

“Hai detto bene, Fratello mio. Né io so quali parole potrei usare per convincerti a trovare la strada per ricongiungerti con il tuo Spirito, quindi non posso aiutarti.”

“Dici la verità in questo.”

“La verità? Se così appare alla tua mente. Ma osserva bene questa idea e verifica che non sia un’illusione. Perché voler abbandonare le illusioni e possedere la verità non è che illusione.”

“Quindi il Maestro non ha la verità. E allora perché tu sei il Maestro?”

“Sensei, tu mi chiami Maestro non perché vuoi che io ti insegni qualcosa, ma perché vuoi da me qualcosa. Tu vuoi che io ti trasmetta la fiaccola che permetterà a te d’esser chiamato Maestro. Questo è l’unico motivo che ti lega a me.”

“E’ il karma” disse Sensei. Poi tacque.

Daishi si fermò un attimo. Apprezzò che Sensei non replicasse ancora, quindi continuò dicendo: “Ricordiamo insieme quali sono i cinque doveri di tutte le persone che vogliono purificare il proprio karma.”

Sensei, mostrando la sua erudizione, li elencò: “Il primo è non uccidere. Il secondo è non rubare. Il terzo è non insidiare la donna d’altri. Il quarto è non esprimerti con parole volgari. Il quinto è non bere alcoolici o prendere droghe che possono offuscare la mente.”

“Bene Sensei. Ricordi anche i cinque doveri del Bodhisattva?”

Li elencò con la stessa precisione: “Non calunniare né parlar male di altri in sua assenza. Non concedere pensieri né azioni alla vanità. Non essere avaro. Non cedere alla collera. Non dire male del Maestro.”

“Riconosco il tuo sapere, Sensei. La tua mente è Devadatta. Lascio a te verificare la correttezza dei tuoi pensieri e delle tue azioni. La tua coscienza, l’Atman racchiuso nel tuo cuore, sa bene ogni cosa. Permettimi una nota soltanto sull’ultimo punto: perché la tradizione esige che il Maestro sia rispettato anche quando il discepolo non lo considera ben fondato. E’ importante chiarire questo aspetto, perché non si tratta di subordinazione, ma di rispetto della gerarchia, che è il fondamento di ogni Ordine, ovunque nel Cosmo. Se il discepolo non riconosce il Maestro, ha facoltà di cambiarlo. Liberamente com’è venuto, può liberamente andare, se possiede potenza e facoltà. Altrimenti, deve rimettere il suo ego al Maestro. Ed ogni pensiero, parola o azione contraria alla gerarchia, si rivolgeranno contro di lui, anche indipendentemente dalla volontà del Maestro. Così io oggi ti riconosco sapiente, ma sento che il tuo cuore non è libero da condizionamenti, non è pronto per avanzare. E ti chiedo, così come in autunno cadono le foglie, di staccarti da questo ramo, per proseguire il tuo cammino altrove.”

Sensei non rispose e andò via.

Più tardi, nell’ora dell’Equinozio d’Autunno, in luoghi differenti, lontani l’uno dall’altro, entrambi indossavano il kesa** e sedevano nella posizione del zazen***.

Fissando il punto al centro delle sopracciglia, abbandonando progressivamente il corpo fisico per entrare in sintonia con l’astrale, entrambi lasciarono il punto di vista individuale che avevano tenuto nella conversazione e visualizzarono com’è stupido vedere solo un aspetto delle cose. Nella loro mente si manifestò la figura di Avalokiteshvara, il Buddha della Comprensione degli Innumerevoli Volti della Realtà.

Questo è il racconto del Satori che Sensei ottenne nel giorno dell’Equinozio d’Autunno. Ora sapeva che i cinque doveri sono fondamentali per purificare il karma e che, per trasformare il karma in dharma, cioè adempimento, non basta saper elencare i cinque doveri del Bodhisattva, ma praticarli sinceramente e con dedizione. Non sappiamo quale sia stato il suo cammino, ma lo immaginiamo come uno sciame di luce.

Yoka Daishi 995-713
source image: Kairos

*Yoka Daishi nacque nel 665, ed è l’autore dello Sho-Do-Ka, il poema del Satori, il risveglio che può essere ottenuto con la meditazione Zen.

**Kesa è l’abito consacrato che viene usato solo per la meditazione.

***Zazen è la posizione seduta, con la schiena dritta, di chi si dispone alla meditazione. Chi lo desideri tra i lettori, può eseguirla in questo modo: disporsi seduti, respirare con regolarità, finché si potrà dare attenzione alla posizione della schiena. Immaginare di abbandonare il corpo fisico e posizionare l’attenzione sul centro delle sopracciglia, raggiungendo il corpo mentale. Chi esegue le istruzioni noterà che nel frattempo la posizione è divenuta più eretta e la schiena si è raddrizzata. Immaginare ora di essere un sole radiante di luce e congiungersi idealmente con il cosmo. Pronunciare una frase mistica, rialzarsi e dissolvere la meditazione.

****Riproduzione consentita citando la fonte: Fondazione M

Per ulteriori informazioni: vedi pagina contatti.

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