No, Manzoni no!

Ad un certo punto, le fobie vanno risolte, bisogna darsi una ragione. Spesso le ragioni profonde sono intuite, ma non attualizzate. Per esempio, Manzoni: non l’ho mai sopportato. Ho cercato anche di avvicinarmi con simpatia, magari escludendo i “Promessi Sposi” e collegandomi alla “Storia della Colonna Infame“. Ma anche quell’aggettivo, “infame”, è piuttosto avvilente e squallido: non ha alcuna delle qualità seducenti, poniamo, dei “Fiori del Male”. Non credetti mai però quella istintiva avversione si risolvesse in un mero fatto estetico. Doveva esserci di più, sebbene l’argomento mi annoiasse troppo per indurmi ad indagare.

Risalgo le nebbie per intercessione di Cristina Trivulzio di Belgioioso, donna famosissima nel suo tempo sebbene oggi misconosciuta, celebrata anche per il considerevole apporto che diede all’Unità d’Italia. Visse in esilio in Svizzera e poi in Francia, fino a divenire ella stessa il centro di Parigi, dove nel suo salotto s’incontravano Heine, Liszt, de Musset, con questa donna infaticabile che scriveva articoli, sosteneva giornali patriottici, aiutava fuorusciti italiani, finanziava operazioni mazziniane.

A Milano, Cristina chiede di dare un ultimo saluto a Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni, ormai gravemente malata. Come riporta l’Enciclopedia delle Donne, il “pio” Manzoni non la lascia entrare: troppo scandalosa era stata la sua vita per essere accettata da un cattolico. La medesima fonte aggiunge: lo stesso Manzoni, quando gli fu riferito che Cristina a Locate aveva fondato un asilo per i bambini poveri esclamò: «ma se ora i figli dei contadini vanno a scuola chi coltiverà i nostri campi?»

Adesso mi è più chiara quella istintiva avversione. Soprattutto, s’intravede che studiare la storia da un punto di osservazione che tenga maggior conto del femminile non è solo una curiosità ma, al contrario, un ribaltamento sostanziale.

Cristina Trivulzio di Belgioioso

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