Un racconto del crepuscolo d’ottobre

Al crepuscolo d’ottobre, l’ultimo di questo mese, quando il Sole è ormai da una settimana transitato nella costellazione dello Scorpione, e la notte è più lunga e la luce del giorno si fa meno intensa, all’ingresso di novembre si colloca questo singolare momento, che ha il suo parallelo nella notte tra l’ultimo di aprile e il primo di maggio. Quella è la notte di Walpurga, in cui le streghe possono viaggiare volando; questa è la notte di Halloween, quando le anime dei trapassati hanno libera circolazione fra i vivi.

Non c’è bisogno di cercare un termine inglese per ritrovare la leggenda che nella notte dedicata alla commemorazione dei defunti i morti possano dare manifestazioni di sé: si tratta di tradizioni universali legate all’aneme de muerte, come si dice nei dialetti del nostro sud, o come si chiede nella pianura padana qualcosa per la “carità di murt”, dove i ragazzi vanno in giro ricevendo cibo dalle persone cui bussano. O come in Val d’Ossola, dove la sera della commemorazione dei defunti avviene con l’intenzione di lasciar le case vuote, in modo che i morti possano andare lì a ristorarsi in pace: il ritorno era poi annunciato dal suono delle campane, affinché i defunti potessero ritirarsi senza fastidio.

All’interno di questa grande tradizione, voglio raccontarti una storia che conosco per certo. Amedeo e Berta si conoscevano da tempo, ma non si erano mai frequentati. Un giorno accadde che i loro passi li condussero a inciampare l’una sull’altro o viceversa. Parlarono di miele e acciughe, singolare combinazione. Erano gli ultimi giorni di ottobre.

Non accadde nulla, ma in loro rimase un residuo desiderio di incontrarsi ancora, e così accadde, questa volta non per caso ma per volontà. Non è difficile trovarsi nel XXI secolo, se lo si vuole e se appena si conosce il nome della persona che stai cercando. Bevvero del vino nell’ora del crepuscolo, davanti al mare. Berta aveva un naturale sorriso sul viso, e un modo di ridere che incorpora una deliziosa malinconia. Amedeo ne fu ammaliato. Fu allora che lei gli parlò di lui che non era più. E, di rimando, lui evocò persone che gli erano state care. Zeitgeist.

Fa buio presto, negli ultimi giorni d’ottobre. Quando le ombre della sera furono discese, andarono in cima alla collina del parco dove Berta sapeva di una mazurka clandestina. Amedeo ne fu grato, perché l’immagine poetica e un po’ bohémienne di queste danze in cerchio altro non è se non una grande metafora della vita, con i suoi sussulti, gli incroci di dame e cavalieri, l’impermanenza di ogni cosa e la leggerezza dei movimenti, dei gesti, dei suoni, delle impressioni, delle nuvole.

Passò qualche giorno, prima che si rivedessero. Rimasero qualche tempo a bere in un bar, vino rosso. Immaginarono di continuare con una cena frugale. Lei volle andare in un posto preciso. Davanti alla soglia d’ingresso, disse: “Venivo qui con lui. Mi è sempre piaciuto molto”.

Peccato però non ci fosse posto. Decisero così di farsi preparare qualcosa che avrebbero portato via. Mentre attendevano, sedettero in una saletta interna.

“Possiamo sederci qui mentre attendiamo?” domandò Amedeo.

“Ma certo” rispose l’oste.

“Sono posti riservati?” domandò Berta.

“No, potete stare”.

“Ma allora, rimaniamo qui per cenare.”

“Va bene, apparecchio subito”.

Venne poi l’immancabile venditore di rose che gira per i tavoli.

Amedeo ne prese una, ma Berta la mise sul tavolo accanto.

Cenarono, conversando ininterrottamente, come avevano fatto in precedenza, come facevano sempre. Forse nemmeno loro saprebbero dire quali fossero gli argomenti, un misto inestricabile di letteratura e sfondi psicologici, con Berta che rideva di tempo in tempo, con quel suo ridere profondo e vuoto, mentre Amedeo che restava tutto concentrato sui suoi percorsi cerebrali profondi in apparenza, superficiali in sostanza.

Presero i soprabiti, la borsa e tutto quanto, preparandosi per andar via. La rosa non c’era più; sul tavolo accanto non c’era. Pazienza: Berta non l’aveva voluta, inutile forzare.

Erano già usciti dal locale quando l’oste venne dietro di loro per portare la rosa che avevano lasciato. Aveva il gambo accorciato, ed un biglietto che non aveva scritto Amedeo.

Era un verso di Dante, il famoso episodio degli amanti: “la bocca mi basciò tutto tremante“.

Rimasero sorpresi. Chi lo aveva scritto? Berta pensò fosse stato Amedeo, ma: quando? E poi Amedeo indicava che quella sul biglietto non era la sua calligrafia.

Dimenticarono presto. E finirono a casa di lei. Ma qui, misteriosamente ogni incanto era finito. E rimasero vicini e divisi.

Fin quando lui evaporò nella notte e lei tornò al suo mondo.

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