Le beccacce e la lepre fortunata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la Prefazione di Corrado Spriveri a “LE BECCACCE E LA LEPRE FORTUNATA” di BRUNO BRANCIFORTI.

Bruno BRANCIFORTI, “il dottore” come viene chiamato da tutti da queste parti, in questa, breve ma appassionante, monografia dedicata interamente ai Nebrodi, rievoca molti ricordi del suo passato legati ai tanti amici conosciuti in questi splendidi e meravigliosi luoghi, quando era ancora un giovane ortopedico specializzando.
Dal sig. Pittalà, da giovane abile cacciatore, che a malincuore rinuncia a sparare ad una lepre, certamente baciata dalla fortuna, perchè glielo aveva chiesto il suo amico “dottore”, a Gaetano il forestale con il quale andava spesso alla ricerca di funghi in questi stupendi e affascinanti luoghi, tra i quali spicca San Teodoro, piccolo paese di montagna, porta d’ingresso dei Nebrodi, dove da più di trent’anni il “dottore” si reca per incontrare i vecchi amici di sempre, Teodoro, Pittalà, Mosca, Barone, il Forestale, tutti nomi di battaglia, e per fotografare questi incantevoli paesaggi.
Teodoro era il primo che aveva conosciuto e che lo aveva invitato in paese, che a sua volta, gli aveva fatto conoscere i suoi amici. Ora praticamente il “dottore” conosce tutti gli abitanti del paese.

Tra gli incantevoli luoghi descritti, minuziosamente, in questa affascinante monografia rimane particolarmente impressa nella mente l’attraente bellezza del monte Soro, la cima più alta dei Nebrodi, con il suo tappeto di foglie che si forma in autunno ove riecheggiano le storie antiche del Pittalà, le lepri che corrono, il volo delle beccacce e ritornano in mente gli antichi ricordi quando da ragazzo il “dottore” si recava in questi bellissimi e incantevoli luoghi con il padre.
Vi era poi ritornato da grande a respirare la purezza e la bellezza, quasi spirituale, dei Nebrodi.
Concludendo, la cosa che più colpisce in questa, splendida e avvincente, monografia è la accurata e certosina descrizione dei paesaggi, così reali, quasi da far rivivere la bellezza e la maestosità di queste splendide montagne dove, ancora oggi, si potrà incontrare la grande aquila reale che da migliaia di anni, su una di queste rocce, ha fatto il suo nido.

Cesarò, 10 marzo 2018
Corrado SPRIVERI

beccacce.jpg

 

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