La terza rivoluzione industriale è energia open source

“La terza rivoluzione industriale avrà la sua piena e completa attuazione, per la prima volta al mondo, in Sicilia”. Lo ha sostenuto l’economista americano Jeremy Rifkin, noto per libri come “Economia all’idrogeno” e “Il sogno europeo” e presidente della Foundation on Economic Trends, uno dei pensatori di più forte avanguardia nella costruzione di un nuovo scenario sostenibile per il XXI secolo.

L’argomento di Rifkin è forte, ribalta i luoghi comuni. Preferire l’eolico e il solare al nucleare significa andare in controtendenza rispetto all’assetto francese cui aderisce attualmente l’Italia. Malgrado ciò, i detrattori non hanno perso la battuta per affermare che l’operazione è soltanto un ornamento di facciata. Può darsi che sia anche questo, in parte, ma vale la pena di ascoltare cosa dice Rifkin.

Le conferenze tenute a Palermo il 13 marzo e a Catania il 15 hanno dato fondamento a questa affermazione mediante un’inquadratura dei cicli dell’economia che il mondo ha conosciuto, dalla rivoluzione agricola che ha determinato l’inizio della scrittura e quindi della storia, alla rivoluzione industriale che ha trovato il suo elemento essenziale nel vapore prima e nel petrolio poi.

Rifkin non esita ad affermare che la seconda rivoluzione industriale, il ciclo del petrolio, è ormai finito. Così come sostiene con chiarezza che l’innovazione tecnologica di internet è una rivoluzione incompiuta se non accompagnata da una rivoluzione sul piano dell’energia.

Il punto decisivo è dato dal fatto che l’idea di Rifkin è orientata a un sistema che non parte dalla proprietà oligopolistica o monopolistica dell’energia (come è stato fino ad oggi con il petrolio, che ha determinato un’economia imperialista di sfruttamento) ma assume come condizione di partenza fonti di energia che sono diffuse e rinnovabili, come sono appunto il vento e il sole. Le nuove tecnologie permettono di rimediare al principale limite di queste fonti energetiche che è quello di non essere sempre disponibili: un semplice processo chimico di elettrolisi permette di conservarle sotto forma di idrogeno. In questo modo si crea un ciclo energetico pulito, cristallino, il cui prodotto residuale è acqua, soltanto acqua. Questo è il segreto dell’idrogeno.

C’è una bella differenza rispetto al nucleare, se pensiamo che in quel caso il problema del prodotto residuale è quello di scorie radioattive. Prima di affermare che l’operazione Rifkin è una operazione di facciata, faremmo bene a riflettere su questo punto, e anche sul fatto che Rifkin ha rivisto e completato il Pears (Piano energetico e ambientale della Regione Siciliana).

Il sistema mediante il quale si può diventare partecipi di questa “terza rivoluzione industriale” è entrare in rete con tutti i produttori di energia sostenibile. Né più e né meno di un sistema internet open source, dove tutti sono al tempo stesso produttori e consumatori.

Se le imprese siciliane pubbliche e private entrano in questo sistema mondiale  si potrà creare sul territorio questo nuovo tipo di tecnologie per crearle, distribuirle, integrarle.  L’idea è già uscita dalla condizione potenziale, ed entrerà in fase operativa con il G8 ambiente di Siracusa, ai primi di maggio, con l’attenzione propulsiva di Angela Merkel, capo del governo tedesco.

Questo modello energetico è un modello open source, è cioè distribuito perchè permette a tutti i siciliani di diventare produttori della propria energia, e ciò significa anche riconversione e riqualificazione professionale per portare nel territorio produttori di fotovoltaico, il grande solare termodinamico, il piccolo eolico verticale, le reti intelligenti, i sistemi di rete, i sistemi a idrogeno le costruzioni a energia positiva, e tutto ciò significa nuove professioni, nuove opportunità di lavoro su grande scala.

Se questo, sia pure in sintesi, è lo schema di riferimento di Rifkin e del Pears (Piano energetico e ambientale della Regione Siciliana), quali sono i problemi? Su questo, sono costretto a ripensare a un’avventura nel territorio siciliano, di cui resta un documento di programmazione. Studiando il sistema degli Erei, quel lembo di Sicilia che raccoglie le terre a ovest dell’Etna, i punti di contatto marginale tra la provincia di Catania e quella di Enna, eravamo andati in una proiezione di programmazione che sarebbe stata perfettamente pronta per integrarsi nel Pears come modello. Avevamo anche ottenuto attenzione di finanziatori esterni pronti ad avviare impianti di energia sostenibile, e il documento di programmazione immaginava anche di trasformare il parco tematico di Regalbuto in una unità didattica per spiegare sotto forma di gioco il ciclo dell’energia sostenibile. L’esito è stato quello di produrre un numero eccezionale di conferenze stampa e articoli sulla cronaca locale.

Come sempre, il rischio maggiore che incontrano le idee semplici e geniali – come l’economia all’idrogeno di Rifkin – è di rimanere nel limbo di una condizione astratta, mentre a terra ciò che accade è il solito accavallarsi di beghe di bottega che alla fine snaturano o rendono impossibile qualsiasi manifestazione concreta di intelligenza. Speriamo che il Pears sia un’eccezione sulla quale ci sia una diversa attenzione, un differente orientamento. Magari, un approccio open source.

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