Torce nella notte

In un tempo così oscuro, con un sentiero ormai divenuto così incerto, è necessario cercare torce nella notte.

L’espressione “Torce nella Notte” è soprattutto il titolo dell’ultimo libro di Virgilia D’Andrea.

L’occasione di rivisitare la figura di Virgilia D’Andrea e riflettere sul suo significato storico e politico è data dalla recente pubblicazione del libro di Massimo Carugno “Virgilia – Protagonista del Novecento” (mi riferisco ad una presentazione tenuta con la partecipazione-organzzazione di Vicky Amendolia e Silvana Bonaccorso), che ha il merito di portare l’attenzione su una personalità poco nota alla cultura italiana, situata in quella zona di difficile comprensione che è tuttavia il centro radiante del pensiero progressista concepito in Italia nella prima metà del secolo scorso.

Il libro è importante proprio per questa qualità, per il suo offrire l’occasione – alleggerita dalla forma narrativa che è quella di una biografia romanzata – in cui emergono i tratti importanti della lotta contro le ingiustizie subite dai lavoratori. Il libro può essere apprezzato anche soltanto sotto l’aspetto narrativo, ma la sua forza viscerale è squisitamente politica, ed è di grande importanza in un momento in cui la destra è egemone e vincente in tutto l’Occidente e la sinistra è pretestuosamente occupata dai liberali/liberisti.

Sarebbe proprio su questi temi che una nuova elaborazione politica dovrebbe forgiarsi. In queste pagine si troveranno riferimenti importanti all’Internazionale dei Lavoratori e le divisioni, indotte dal potere e dalla strategie di confusione condotta dai capitalisti per impedire che il “vento di ottobre” dalla Russia potesse penetrare in Europa.

I temi sono attualissimi e la vicinanza di Virgilia a personalità come Armando Borghi ed Errico Malatesta dicono molto ai conoscitori del pensiero socialista prima delle scissioni. Soprattutto, direbbero moltissimo a quei giovani che, volendosi accostare al pensiero progressita più atentico, volessero fare lo sforzo di comprendere come la “tecnica delle infiltrazioni” per invalidare i movimenti di protesta non sia affatto una novità.

Per gli amici di ispirazione mazziniana, questo libro è da segnalare perché il nome di Errico Malatesta – cui Virgilia D’Andrea si lega letterariamente, con l’introduzione che Malatesta scrisse per il suo libro “Tormento” (titolo da riferire ai soprusi della polizia rispetto alla civile attività politica e sindacale in difesa dei diritti dei lavoratori) – significa la ripresa di quanto c’era da salvare del pensiero di Mazzini dopo la “sbornia socialista” portata dall’equivoco Bakunin e la sua riproposizione nel celebre programma in dieci punti.

Noi di Fondazione M non possiamo non accostare a questa riflessione su Virgilia D’Andrea la nostra opera su Mazzini, di cui si segnala qui un estratto significativo. Certo, si comprende con certo scetticismo la povertà del nostro ideologica del nostro tempo e ci vediamo troppo impegnati sul pensiero soggettivo per presumere che possano esserci segnali di ripresa ideologica sull’elettroencefalogramma ormai piatto della società. La morte ideologica era un obiettivo del liberismo, ed è stato ampiamente raggiunto.

Provocatoriamente, sappiate intendere, quel che possiamo sperare oggi è che le macchine possano raggiungere una supremazia razionale, invertendo la tradizionale dicotomia uomo-macchina. La destituzione degli Imperi – per evocare un altro spirito inquieto, quello di Toni Negri – sembra oggi impossibile da raggiungere esclusivamente attraverso gli umani degenerati di questa epoca di nuova preistoria.

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