Esoterismo e politica

§1 Definizione del tema e degli atteggiamenti di risposta

Trattando di letteratura, si ha la sensazione che l’esoterismo, nell’accezione prevalente, non sia che un sistema vago e inconcludente. Questa idea è particolarmente radicata in chi resiste, per motivazioni religiose o semplicemente per indisponibilità a varcare le porte della coscienza, e per questo non azzarda un solo passo in questa direzione.

Poi c’è un’altra quota, quella di chi crede, per aver compiuto qualche timido passo, di essere ormai un esperto: e di solito finisce con il non accorgersi che il timore religioso che ha vinto per fare quei pochi timidi passi non è che rinforzato dalle nuove dottrine che apprende, che insegnano l’immutabilità della Tradizione e l’inderogabile necessità di conformarsi ad essa. In altre parole, compiuto qualche passo nel vestibolo dell’inconscio, ne ha ricavato un nuovo tipo di paura, inebriante, che conferma il limite con nuove manifestazioni del dogma. Vi sono Ordini che contano numerosissimi gradi di iniziazione per non far giungere all’Adepto altro risultato che questo, in nome della stabilità delle classi sociali e delle caste: Ταῦτά σοι πάντα δώσω, ἐὰν πεσὼν προσκυνήσῃς μο .

Gli zeloti di cui si è parlato prima, raramente riescono ad andare oltre, anche perché quell’atteggiamento è il più adatto a far carriera nelle organizzazioni iniziatiche: l’obbedienza è tutto.

Segue un’altra frazione, che accede ad una nuova soglia di complessità: il sentiero da cui approdano costoro può essere la psicoanalisi o la scienza; in ogni caso c’è sempre un orientamento filosofico di fondo a non accettare il dogma, e un’indisponibilità alla semplice sostituzione di un dogma con un altro. Di solito, questo atteggiamento finisce col fare incontrare il suo portatore con la grande svolta rinascimentale, definita con quei Manifesti R+C che finalmente hanno detto a gran voce che un errore tramandato non può trasformarsi in verità.

§2 Passaggi successivi su terreno scivoloso con evidenza dei punti saldi

Il Rosicrucianesimo non è una garanzia: perché di questa dottrina si sono appropriate sovente proprio le organizzazioni più oscurantiste, che ne hanno assorbito – con lo scopo di sedarne il potenziale rivoluzionario – il simbolismo. Chi ha orecchie per intendere riconoscerà con chiarezza a quali organizzazioni ci si riferisce. In altre parole, il metodo newspeak, l’operazione di prendere un termine e decontestualizzarlo per perderne la carica di significato originario, è una tecnica usata da molto tempo.

Stessi contenuti valgono per l’Illuminismo, sortito da cerchie analoghe posto al riparo delle Chiese protestanti, e presto smarrito nella stolida dottrina degli Illuminati, estremizzando il concetto di missione dei giansenisti fino a costringerlo nella reazionaria predestinazione calvinista che finirà con l’essere l’unico contenuto della Riforma applicato anche dalla Chiesa di Roma.

L’Ottocento che, dopo l’Età dei Lumi, avrebbe dovuto essere l’Età della Ragione, vide a sé rifiutata questa definizione da parte dei critici egemoni, che ne relegarono letteratura e filosofia a puro romanticismo o a fatale decadentismo. In questo modo è stata compiuta la scelta di ignorare la prosecuzione del cammino intrapreso con l’Età dei Lumi, e cioè la soglia di accesso al risveglio di una nuova coscienza illuminata dal Sol dell’Avvenire.

§3 Apparizione del Sol dell’Avvenire

La letteratura esoterica, nel cui contesto si distingue l’interpretazione socialista di Elifas Levi, è veicolo irrinunciabile di questa idea, che non può essere compresa senza le basi irrazionalistiche da cui è attraversata, fino a promettere l’unità mondiale attraverso l’Alleanza Universale dell’Unione delle Repubbliche, un sistema di organizzazione privo di un capo – cioè anarchico nel senso greco – che avrebbe dovuto portare al controllo superiore di una Società delle Nazioni alla quale sarebbe stata attribuita la responsabilità sull’amministrazione delle risorse fondamentali del pianeta come l’aria e l’acqua, nonché della produzione alimentare ed energetica.

A non volere questo assetto furono soprattutto i padroni dell’industria. Ma nel frattempo, la coscienza compiva i propri passi, progrediva effettivamente verso una richiesta di emancipazione: l’Associazione Internazionale dei Lavoratori fa sentire la sua voce, e al suo interno le idee repubblicane (cioè le istanze progressiste contro le monarchie) prendono consistenza. Per Mazzini l’idea è chiarissima e consiste semplicemente nell’assicurare a tutti educazione e istruzione per aprire la porta della vita spirituale.

§4 Eclisse

Contro la tesi del gradualismo spirituale (che Mazzini deriva da Thomas Paine e dai Trascendentalisti americani, e condivide con occultisti come J. Yarker e H.P. Blavatsky) appare all’orizzonte un nuovo modello, che riduce ogni relazione umana alle categorie economiche del materialismo: è la tesi di Marx ed Engels, o meglio, la versione ridotta e sterilizzata che viene proposta.

Le due tesi, il gradualismo spiritualista di Mazzini e il materialismo storico di Marx vengono contrapposte per la scelta dell’Internazionale dei Lavoratori riunita a Ginevra nel 1866. Purtroppo, prevarrà il materialismo storico.

Da questo momento in avanti, l’intero sistema culturale tenderà a far apparire il pensiero della sinistra necessitato al materialismo e, come tale, impossibilitato a ricorrere a tesi irrazionali. In questo modo si consegnerà definitivamente e stabilmente il pensiero irrazionale alla destra conservatrice, un risultato politico d’eccellenza per smontare il movimento dei lavoratori.

Tuttavia, poiché al movimento delle idee consegue sempre anche l’azione, e per quanto il socialismo anarchico aveva acquisito carattere endemico e incontrollabile nel movimento dei lavoratori, si decise di interrompere questo flusso mandando i giovani irrequieti a combattere al fronte.

§5 Vento d’ottobre

Ciò non impedì la Rivoluzione Russa, è vero, ed è anche per questo che i grandi proprietari europei, di fronte alle grandi tensioni dell’epoca, ritennero di arginare in ogni modo e ad ogni costo il vento di nazionalizzazione delle imprese più importanti che veniva dal sistema di Lenin e Trotzki, cominciando a finanziare quei partiti che meglio sapevano infiltrarsi nei movimenti sindacali: ebbero inizio così il fascismo e il nazismo.

Su altri piani, l’idea anarchica fu distrutta dismettendo le protezioni di cui l’aveva ammantata l’Illuminismo, cioè facendone dottrina iniziatica da comunicare esclusivamente agli Adepti in grado di comprenderne il mistero (da intendere come conquista non individuale ma collettiva, sublime nei corpi superiorem non recognoscens delle Repubbliche), e mettendola invece alla deriva di un volere individuale, insurrezionalista e guerrafondaio, come fece ad esempio Bakunin, che venne in Italia a disperdere e confondere gli ultimi araldi del pensiero di Mazzini.

Il vento d’ottobre fu presto domato: la morte di Lenin e l’ascesa al potere di un uomo rozzo come Stalin condusse alla rinuncia della Russia ad un suo potenziale ruolo di diffusione di un progresso condiviso e di quella nuova coscienza invocata dagli esoteristi ottocenteschi. Con l’affermazione della dottrina del socialismo in un solo paese tutto il significato di quel che avrebbe potuto essere cambiò volto per assumere una posa inespressiva e infelice.

§6 Sotto le ceneri

Logorata dall’interno, l’Internazionale dei Lavoratori era divenuta sempre più luogo in cui l’egemonia del capitale portava alla ribalta uomini dai discorsi complicati e sediziosi, come il Kautsky che sostenne la necessità di “separare la falce dal martello”, con l’argomento che soltanto il proletariato industriale era pronto per la rivoluzione e non così i contadini. Questa scelta suicida indebolì enormemente il movimento dei lavoratori. Non si può dire tecnicamente un errore, perché è stata piuttosto una svolta voluta e meticolosamente programmata.

Di fronte a questo valzer delle ipocrisie, la letteratura esoterica vedeva i progressi dei nomi che sono solitamente celebrati dalla tradizione occidentale, dove si assiste in particolare alla sistematica denigrazione di H.P. Blavatsky, specialmente ad opera di Réné Guénon. In altri termini, l’idea dell’emancipazione della coscienza viene oppressa dall’idea del tradizionalismo dogmatico.

La contesa richiede d’essere definita con maggiore attenzione: perché, in fondo, Guénon deve il suo successo soprattutto a un libello che venne scritto proprio per contrastare la dottrina dei Maestri Invisibili dell’Agartthi che la Blavatsky sviluppava da una certa tradizione che era penetrata attraverso il Martinismo a San Pietroburgo. Il Re del Mondo, fortunatissimo saggio di Guénon, non è più che un approfondito articolo scritto per oppugnare e nascondere le tesi della Blavatsky.

§7 Dentro l’oggi

Le tesi di Dugin sulla “Quarta teoria politica” sono riconducibili a questo discorso, visto dalla parte di Guénon. La posizione di Dugin è interessante per una critica del capitalismo, per la sua pars destruens, ma non per le soluzioni che prospetta, mancando di una pars construens convincente.

In breve, Dugin sostiene che le tre teorie politiche del Novecento siano il liberalismo, il socialismo-comunismo, il nazionalismo (con le sue derive fasciste e naziste). Il nazionalismo è stato sconfitto dagli esisti della guerra, mentre il socialismo-comunismo ha subito una sorte più lenta che comunque è approdata alla vittoria del liberalismo con la caduta del muro di Berlino e con il crollo delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Proprio a causa di questo trionfo, il liberalismo ha smesso di indossare la sua maschera democratica, e adesso punta chiaramente allo smantellamento degli stati nazionali e alla demolizione dei sistemi di welfare. Questa critica non è affatto sbagliata, né priva di senso, al contrario. Dugin ne deduce però che una contrapposizione a questo strapotere è possibile costruendo una quarta teoria politica che raccolga i pezzi di socialismo-comunismo e nazionalismo-militare, immaginando un fascismo-comunista o, se si preferisce, un comunismo-fascista che, alla fine, non è che la riproposizione del regime di Stalin.

§8 Lo ieri per forgiare il domani

Non è tanto il fatto che a Putin una simile divisa vada stretta, per quanto possa piacere a certi ambienti della Chiesa Ortodossa e possa persino ricevere attenzione da parte di certi affascinanti convegni sull’Islam sciita a Teheran. Parimenti, possiamo lasciar perdere alcuni rilievi sull’incoerenza di Dugin persona rispetto all’intransigenza delle sue teorizzazioni. Il punto forte di questi argomenti risiede nell’inadeguatezza a forgiare una teoria organica che, invece, appare piuttosto come un maldestro tentativo di mettere insieme i cocci di un vaso andato in frantumi.

A guardar meglio all’interno del pensiero russo ci sono risorse straordinarie, come ad esempio l’opera di Nikolaj Roerich che, lontanissimo da queste idee di impero che covano in Dugin, guardava lontanissimo in direzione di quella evoluzione della coscienza che con le sue opere e con le sue azioni, insieme alla moglie Helena, ha portato avanti continuando l’opera di H.P. Blavatsky ed attingendo direttamente al serbatoio di quel Martinismo russo che era in fondo il repertorio comune.

L’idea del raggiungimento di un nuovo stadio di consapevolezza è la vera idea-forza per qualsiasi discorso di evoluzione, ed è naturale che questa debba passare attraverso un’unica e chiara affermazione: ritornare al disegno dell’ Alleanza Universale dell’Unione delle Repubbliche, un sistema di organizzazione sovranazionale cui vanno attribuite la responsabilità sull’amministrazione delle risorse fondamentali del pianeta come l’aria e l’acqua, nonché della produzione alimentare ed energetica.

§9 Res publica, cioè beni comuni

La nozione di Repubblica non va contrabbandata con quella di Democrazia. Democrazia, in fondo, non è che un sistema elettorale, variamente manipolabile. Repubblica va alla sostanza delle cose, alla oggettiva fruibilità dei beni comuni, e questo baluardo va mantenuto ad ogni costo.

La differenza tra Democrazia e Repubblica potrebbe essere riletta nei termini della differenza che sussiste tra la definizione di Politica in Aristotele e in Machiavelli. Quella di Aristotele, nobilissima, verte sulla Polis e sull’arte del buon governo, laddove quella di Machiavelli si concentra non su quel che dovrebbe essere, ma su quel che è: e la disvela come pratica che presso i popoli civili sostituisce la guerra per decidere chi controlla le risorse. Poiché Res Publica sono i beni comuni, le risorse collettive, è da ritenere questo concetto molto meno illusorio dell’altro.

§10 L’esoterismo dell’esoterismo

Nello svolgimento del discorso, si è notato come ci sia una sorta di cleavage, di taglio tra l’esoterismo di maniera, preoccupato per la conservazione dell’Ordine, e un altro esoterismo, i cui autori sono peraltro meno conosciuti, che si spinge all’evoluzione della coscienza.

E’ interessante notare come anche all’interno della Società Teosofica, dopo la morte del colonnello Olcott, marito di H.P.B. e compagno spirituale (nonché uomo contrario allo schiavismo americano), la presidenza di Annie Besant, massonicamente integrata e volta a contenere gli aspetti autonomistici del pensiero indiano, abbia voluto creare un personaggio-simbolo da contrapporre a Sri Aurobindo, legato alla Blavatsky per gli insegnamenti ricevuti dalla stessa sorgente (Max Theon, giunti ad Aurobindo attraverso Mirra Alfassa). Con questa intenzione fu forgiata la definizione di Jiddo Krishnamurti come Mahatma, ed è da notare come egli giunse ad una teoria del non-appartenere che lo portò ad affermare l’inutilità di ogni organizzazione.

Sri Aurobindo, che nel suo bagaglio di formazione indica espressamente Mazzini, aveva idee politicamente meno accettabili per la corona inglese e per il suo dispotismo coloniale sull’India, non escludendo la lotta armata per affermare l’indipendenza. In un suo scritto del 1911 (e dunque sotto la presidenza della Besant) “Le pretese della Teosofia“, Aurobindo mette in guardia dal rischio di nuovi dogmatismi.

Questa interpretazione solleva l’argomento di un esoterismo occidentale di copertura, non diverso da ogni letteratura e cioè teso soprattutto a raccontare la storia e difendere gli interessi dei ceti egemoni e, nel caso del colonialismo, delle forze imperialiste.

§11 L’espansione della coscienza

L’opera della Blavatsky, continuata con sincerità da Nikolaj ed Helena Roerich, è stata considerata dai gruppi egemoni troppo avanti, troppo orientata all’emancipazione dell’individuo, e pertanto pericolosa. Per questo motivo i tradizionalisti si sono scagliati contro di lei, e persino nella Società Teosofica si è provveduto a mettere un tappo appena possibile, e lo si è fatto dando spazio ad Annie Besant e ad Alice Bailey rispetto alle quali sono note le rispettive polemiche con Aurobindo (sopra richiamata) e con Helena Roerich.

Tuttavia, questo esoterismo dell’emancipazione della coscienza appare sommerso da quell’altro esoterismo: quello delle organizzazioni iniziatiche protese a stabilire il potere delle organizzazioni stesse, con un atteggiamento verso i singoli Adepti che non va oltre l’obbedienza, si traduce in politica come atteggiamento conservatore volto a mantenere lo status quo e il potere del più forte.

Un ultimo tentativo di riportare l’idea di evoluzione della coscienza è stata condotta da certe frange della letteratura beat e hippy tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, ma anche qui l’esoterismo ha saputo solo in parte lasciar filtrare qualche raggio di luce (tra cui di certo c’è la scoperta e la diffusione dello yoga tra i giovani in Occidente) e, in larga parte, ha lasciato che i suoi tesori restassero sepolti sotto la coltre grossolana di autori che inducevano all’uso di droghe ed altre manifestazioni eccentriche.

La droga è stata lo strumento attraverso cui l’establishment ha avuto facile gioco nel ricondurre la protesta generazionale e la contestazione sotto l’ombra glamour attraverso cui le piazze e gli happenings musicali sono stati sgomberati e dismessi, invitando i giovani a rinchiudersi in discoteche dove alla marijuana si è sostituita la cocaina e con un volume di suono tale da rendere impossibile parlare di politica o di nuove idee.

§12 Prospettive attuali di emancipazione

Dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso al presente, il movimento di espansione della conoscenza ha subito riduzioni e diminuzioni estenuanti.

Sul piano dei diritti, tutta l’Europa ha registrato un arretramento sul fronte del lavoro, compensato in modo mistificatorio con diritti cosmetici che vanno dalla tutela del consumatore alla tematica gender. L’inconsistenza della tutela del consumatore è piuttosto evidente, comportando inoltre lo sgradevole declassamento del cittadino a consumatore. Più difficile trattare la tematica gender perché in questa c’è un nucleo irriducibile di autenticità. Senza in alcun modo contestare questo nucleo, si vuol semplicemente affermare che le libertà di scelta nel comportamento sessuale non possono essere considerate compensative o sostitutive dei diritti di cittadinanza.

Qualsiasi ipotesi di cittadinanza chiusa entro le mura è destinata a saltare, specie se al di fuori continua ad essere condotta una politica di imperialismo schiavista, come accade ancora oggi in modo feroce.

La cittadinanza dovrebbe essere orientata ad una trattazione globale, per non rimanere velleitaria. Era questo il tema delle Repubbliche nell’Ottocento, prima che anche l’idea repubblicana fosse ghermita dalle istanze conservatrici, fino a snaturarne l’essenza.

Una “Quarta teoria politica” meglio intesa che non i piatti risciacquati di Dugin dovrebbe recuperare la nozione di cittadinanza repubblicana, cioè di individui portatori di diritti nel quadro di una situazione sociale capace di tutelare i beni pubblici e cioè risolvere la condizione di emergenza che indusse Nikolaj Roerich a proporre il Patto che obbligava le nazioni a rispettare i musei, le università, le cattedrali e le biblioteche (sottoscritto dal presidente americano F.D. Roosevelt e da altri Paesi dell’America Latina) oggi considerato antesignano dell’UNESCO).

Si tratta infine di garantire le condizioni di libertà della vita individuale entro il quadro di una politica mondiale dei beni comuni.

Soltanto la sicurezza di politiche mondiali adeguate in tema di aria, acqua, alimentazione ed energia può condurre ad un cambiamento di condizione.

Non ci facciamo illusioni sulla realizzabilità di questo sistema. Né si ha la pretesa di introdurre un contenuto nuovo, originale e inedito. Al contrario, poggiamo sull’autorità della tradizione esoterica più nascosta, quella dell’emancipazione della coscienza e dell’affrancamento del genere umano. Il nostro scopo è mantenere pensabile questa nobile utopia; non potrà apparirci strano l’essere messi al margine se questo è quel che sempre accaduto nella storia e ad anime più nobili che le nostre. Continuiamo però a portare la fiaccola della testimonianza.

La via più convincente per ottenere questo risultato resta l’Allenza Universale delle Repubbliche. Il sistema potrebbe essere quello liberale delle authorities o quello socialista delle imprese di stato (meglio se a partecipazione azionaria internazionale); il fine resta uno soltanto: giungere a un sistema mondiale di diritti e di beni pubblici.

Nikolaj Roerich – M.me Blavatsky

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