Etna e Agartha

Etna e Valle del Bove – elaborazione da Google Maps

L’idea che possa esistere un mondo sotterraneo, un dedalo intricato sotto la superficie della terra è alquanto improbabile per le conoscenze scientifiche del nostro tempo, ma non per questo priva di fascino e di seduzione. Chi non ha amato il Jules Verne del “Viaggio al centro della terra”, all’inseguimento delle labili tracce runiche nella mappa di Arne Saknussem? E chi può dimenticare il finale di quest’avventura, quando i protagonisti, presi dal vortice di un Maelstrom nell’Artico, fuoriescono dal cono dello Stromboli?

Affascinante letteratura per ragazzi, che ha sempre la forza d’incanto di farci ringiovanire, a evocarne i ricordi. Ma mettiamo da parte questi elementi ludici e confrontiamoci per un attimo non dico con la possibilità che tutto ciò sia vero, quanto con la testimonianza che in molti in un passato anche recente vi hanno creduto, e di altri che, ci credano o no, nel nostro presente ne evocano il mito con fini banalmente commerciali o più strani e politici.

Ecco allora riapparire dalle nebbie la spedizione della Ahnenerbe, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, e con questa vediamo il riemergere dalle nebbie di un passato anche molto doloroso per il Tibet e per i coltivatori di quel sogno, di una letteratura incredibile, che va da Saint-Yves d’Alveydre (che, prima di Guénon e di Ossendowsky, scrive del “Regno di Agarttha“) e si bilancia nelle elaborazioni di Helena Petrovna Blavatski e Maria de Naglowska, per giungere attraverso le elaborazioni pittoriche di Nicholas Roerich (e alle esperienze medianiche con la moglie Elena, entrambi membri della Società Teosofica), fino alla politica attuale con Alexandr Dugin.

In particolare, Saint Yves d’Alveydre rappresenta un punto di congiunzione imperdibile di questa dottrina con il Martinismo, che ne è stato il più autorevole custode, come documenta questo documento inaccessibile agli esterni. Fonti di rango minore, prodotte nella Roma del Gruppo di Ur, di cui abbiamo parlato con uno specifico articolo (Le Message dell’Etoile Polaire) e spinte al parossismo dalle speculazioni di Cesare Accomani che, sotto lo pseudonimo di Zam Bhotiva, ha voluto vedere luoghi di accesso al Regno Sotterraneo dell’Agarttha disseminati in tutto il mondo e, in particolare sul Montecchio nei pressi di Viterbo. Altri parlano dell’Epomeo, il monte di tufo che domina l’isola di Ischia. E poi ci sono le fonti classiche, come Virgilio che fa dell’Averno l’ingresso dell’Ade, oppure Ovidio che parla del Lago di Pergusa. O Esiodo, che narra dei ribelli Prometeo, scagliato giù e incatenato al Caucaso, e Tifone schiacciato sotto l’Etna.

A vedere le altitudini vertiginose dell’Himalaya, sembra in effetti di poter vedere aprirsi da un momento all’altro una fenditura percorribile. Del resto, il palazzo del Potala oppure il Monastero detto del “Collo di Tigre” sono costruzioni ricavate sul fianco della montagna, che sembrano accessi al mondo vertiginoso di un “sotto” inimmaginabile.

Fondazione M non ha molta disponibilità nel credere alle favole. Senza escluder nulla acriticamente e solo per dogma, tuttavia siamo maggiormente inclini a vedere un corrispondente spirituale. E, da questo punto di vista, i “palazzi” che intravediamo sulla vertiginosa posta alla sommità della scarpata della Valle del Bove, anche se la temperatura fosse di mille o centomila grandi – e dunque insopportabile per l’uomo – non meno sarebbe possibile albergo per esseri di ordine differente dall’umano e di cui si parlerà affrontando il tema delle origini della dottrina dei Superiori Sconosciuti.

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